Interessi e programmi dei ricercatori CoDiSV
Interessi e programmi dei ricercatori CoDiSV
Fabrizio Bertolino (Pedagogia generale e sociale - Università della Valle d'Aosta); Anna Perazzone (Zoologia - Università degli Studi di Torino); Marco Tonon (Paleontologia e paleoecologia - Università degli Studi di Torino)
La conoscenza scientifica ha progressivamente guadagnato spazio all'interno della scuola primaria ed è oggi in grado di contribuire ad un ripensamento delle finalità generali dell'educazione scolastica. La scuola deve infatti confrontarsi con le emergenze della società contemporanea e in particolare oggi con i problemi di un vivere ecologicamente orientato. A questo scopo l'analisi dei quaderni offre un'interessante riflessione sia sull'evoluzione dei contenuti scientifici via via proposti (anche in relazione al progredire delle conoscenze scientifiche), sia sugli approcci didattici che hanno progressivamente assunto una propria autonomia, veicolando un'idea di scienza meno autoreferenziale e più vicina alle problematiche reali, più attenta al territorio e alle risorse da esso offerte.
Hélène Champvillair (assegnista di ricerca - Università della Valle d'Aosta)
A partire da una prospettiva diacronica di taglio interdisciplinare, il focus d'interesse si colloca in direzione di un'osservazione socio-psico-pedagogica dell'affermarsi o tramontare di alcune tematiche topiche del contesto scolastico, analizzate nel loro concretizzarsi, imperversare o tramontare nei libri di testo, nelle consegne dei componimenti, nei testi dei dettati o nelle stesse scritture bambine in relazione a mode, eventi e mutamenti sociali.
Gianni Nuti (Didattica e pedagogia speciale - Università della Valle d'Aosta)
Le linee d'interesse sono orientate a indagare il ruolo, il peso e i contenuti delle attività espressivo-creative di cui si trova traccia nei quaderni, ad analizzare gli impianti didattici trasversali rispetto alle varie discipline, con un occhio di riguardo agli aspetti estetico-formali in termini di ordine, calligrafia, disposizione degli elementi grafici e iconici sul foglio.
Antonella Nuzzaci (Pedagogia sperimentale - Università della Valle d'Aosta)
La ricerca è volta ad analizzare il quaderno come particolare tipologia di "bene culturale", conservata all'interno degli archivi presenti nei Musei pedagogici, didattici, di storia della scuola o in collezioni scolastiche, concepiti, fin dalle loro origini, come metadiscorso sull'educazione e sull'istruzione. In particolare, l'intento è quello di ricostruire, attraverso il quaderno" il "discorso pedagogico" riguardante la trasformazione delle pratiche didattiche e di quelle educative. Sull'argomento, cfr. A.Nuzzaci, I musei pedagogici, Roma, Kappa, 2001.
Anna Maria Pioletti (Geografia - Università della Valle d'Aosta)
La percezione dell'ambiente e in particolare la percezione della montagna da parte dei bambini rappresenta il punto di partenza per un lavoro di analisi della conoscenza del territorio. La lettura della conoscenza del "vicino" è il cardine della didattica della geografia pertanto l'analisi della percezione dei luoghi di cui si trova traccia nei quaderni è la base di partenza per l'interpretazione dell'evoluzione del rapporto del bambino con l'ambiente che lo circonda e della relativa rappresentazione.
Maurizio Piseri (Storia della pedagogia - Università della Valle d'Aosta)
Nel quadro degli studi legati alla storia istituzionale e sociale della scuola e dei processi alfabetizzazione, le aree di interesse sono legate ai quaderni e, più in generale, agli archivi scolastici come fonti documentarie per la storia della scuola.
Luisa Revelli (Linguistica italiana - Università della Valle d'Aosta)
Il filone di ricerche a partire dal quale il Progetto CoDiSV ha preso l'avvio fa riferimento al tentativo di delineare ruolo, status e caratteristiche dell'italiano in Valle d'Aosta, attraverso l'analisi delle varietà di italiano impiegate da bambini e insegnanti in un secolo e mezzo di scuola. In tale ambito, le prospettive di ricerca si orientano in direzione di un approfondimento qualitativo e quantitativo degli studi già avviati per il periodo a cavaliere fra Otto- e Novecento, rivolgendosi quindi al confronto tra le scritture delle produzioni dei bambini e i modelli di "italiano scolastico" proposti dagli insegnanti, all'analisi degli errori di lingua e dei conseguenti interventi correttivi e valutativi, all'esame diacronico delle tecniche d'insegnamento dell'italiano, poste in relazione con la realtà diglottica, per rapporto alle parlate locali, e bilingue, per rapporto al francese. Al filone più propriamente glottodidattico è da ascrivere un ulteriore studio attualmente in corso, che si concentra sullo studio diacronico della fenomenologia degli esercizi di scrittura (componimenti a tema e su traccia, lettere a destinatari fittizi, ecc.).
Cristina Scarpocchi (Geografia economico-politica - Università della Valle d'Aosta)
La geografia anglosassone ha sviluppato negli ultimi decenni un filone significativo di studi volto a indagare quella che viene definita "children's geography". In particolare due filoni principali sono stati approfonditi: il primo orientamento concerne principalmente la percezione che i bambini hanno dell'ambiente che li circonda (Matthews 1992); il secondo filone si colloca invece all'interno della geografia culturale contemporanea e considera i bambini alla stregua di altri gruppi minoritari (donne, immigrati, disabili ecc.) soggetti a restrizioni e limitazioni nell'utilizzo e nella definizione dei propri spazi di vita (Mattews and Limb 1999).All'interno del progetto, il contributo della geografia si incentra sull'analisi di alcuni aspetti centrali del rapporto bambini-territorio, in particolare:
(i) le geografie percepite: quale ampiezza di scala è riscontrabile negli scritti e nella composizioni dei bambini. Sino a quale scala si spinge la loro percezione diretta dell'ambiente e dello spazio?
(ii) le geografie insegnate: quale immagine del mondo, in particolare degli spazi più lontani, è prodotta attraverso l'insegnamento della geografia?
(iii) le geografie imposte: attraverso quali dispositivi un gruppo dominante di riferimento impone delle geografie ai bambini, in primo luogo attraverso un controllo simbolico dello spazio per il tramite di specifici designatori (Turco, 1988). Quali dispositivi di resistenza a queste geografie mettono in atto, per contro, i bambini? Inoltre, si potrebbe eventualmente valutare la possibilità di svolgere un'analisi comparativa su alcuni temi più rilevanti individuati nel corso della ricerca, prendendo in esame elaborati contemporanei già svolti o da far svolgere a bambini della medesima classe d'età e provenienza.
Massimo Zanetti (Sociologia Generale - Università della Valle d'Aosta)
Da un punto di vista sociologico è interessante la dimensione diacronica del materiale documentale raccolto nell'archivio storico dei quaderni di scuola della Valle d'Aosta. Appartiene alla tradizione della ricerca sociologica l'analisi dei quaderni di scuola e dei testi di studio, così come dei programmi scolastici, soprattutto come strumenti di trasmissione alle nuove generazioni dei valori e delle norme del mondo degli adulti, se non come testimonianza di veri e propri progetti ideologici di socializzazione delle élites culturali e politiche di un paese. L'archivio valdostano potrebbe rappresentare l'occasione per tentare un'analisi che vada oltre la dimensione dello studio di caso, considerando la scuola come processo più ampio di riproduzione sociale attraverso le generazioni, e secondo una prospettiva di sociologia storica, come osservatorio dell'evoluzione delle visioni del mondo e del rapporto micro - macro, della costruzione istituzionale del rapporto tra individuo e società.